Nozioni di Base

Conoscere l’acqua L’acqua è vita.

È trasparente, non ha colore, non ha odore, spesso è anche insapore ed è priva di calorie…

A pensarci bene, colpisce che un elemento impalpabile come l’acqua sia alla base della vita del pianeta. Se non ci fosse l’acqua, infatti, non potrebbe esistere alcune essere vivente: piante, animali, microrganismi…

Noi stessi, mentre potremmo vivere per diversi giorni senza mangiare, non resisteremmo più di 2-3 giorni senza introdurre acqua nel nostro organismo. Senza questo elemento vitale, la terra sarebbe solo un ammasso di minerali e viene davvero da chiedersi quali caratteristiche rendano l’acqua tanto straordinaria e indispensabile.

Una prima risposta è semplice, anche se agli occhi dei bambini forse stupefacente: l’acqua è il maggior componente degli organismi viventi. L’uomo è costituito per la maggior parte del suo peso da acqua!

La componente primaria del corpo umano

Il corpo umano è composto in media per il 60% di acqua, ma la sua percentuale varia con l’età: da giovani ne siamo “più ricchi”, ma con il passare degli anni la sua quota si riduce progressivamente. Si passa così da valori medi del 75-80% nel neonato a valori intorno al 50% nell’anziano.

Calcolatrice alla mano, sono circa 42 i litri di acqua presenti in un uomo che pesa 70 Kg. Detto così fa un po’ impressione: dove si distribuisce tanta acqua nel nostro organismo? Un po’ dappertutto, anche se in proporzioni variabili: per la maggior parte (circa i due terzi) è dentro le cellule, ma un buona quantità si trova anche negli spazi fuori dalle cellule, a costituire, per esempio il liquido interstiziale, il plasma e la linfa.

Del resto, che l’acqua sia un costituente dei nostri tessuti si vede bene anche solo confrontando l’aspetto dei bimbi e degli anziani: la pelle, che nei bambini è liscia elastica e senza rughe proprio perché molto idratata, si presenta più secca e meno elastica nelle persone anziane.

È interessante soffermarsi con i bambini sul concetto che un elemento liquido come l’acqua sia il costituente principale del loro corpo, vissuto come “solido”. Una condizione che del resto accomuna molti organismi vegetali: colpisce certamente l’immaginario dei piccoli che, per esempio, ci sia più acqua in un cetriolo che in un bicchiere di latte…

Contenuto medio di acqua nel neonato – 80%

Contenuto medio di acqua nell’adulto – 60%

Contenuto medio di acqua nell’anziano – 50%

L’acqua nel cervello…

Contrariamente a quanto si possa pensare, il tessuto in cui l’acqua è più abbondante è il nostro cervello (85%), seguito dal sangue (80%), dai muscoli (75%) dalla cute (64%), dal tessuto connettivo (60%) e dalle ossa (30%).

Il fatto che il cervello sia particolarmente idratato si spiega considerando che l’acqua è particolarmente necessaria (e quindi abbondante) nei tessuti ad alta attività metabolica, come per l’appunto il cervello.

Diversi studi, del resto, hanno dimostrato come l’insufficiente idratazione incida negativamente non soltanto sulle prestazioni fisiche, ma anche su quelle cognitive.

Fonte: WET

PERCENTUALE DI ACQUA PRESENTE NELLE DIVERSE PARTI DEL CORPO

Le funzioni dell’acqua nell’organismo umano

Al di là di essere il costituente fondamentale dell’organismo umano, l’acqua è coinvolta in una serie di funzioni essenziali per la sua vita:

  • Permette il trasporto dei nutrienti e l’espulsione
  • L’acqua è essenziale per trasportare – attraverso il sangue – le sostanze nutritive verso le cellule dei vari tessuti.

  • Consente le reazioni chimiche vitali
  • L’acqua è l’elemento nel quale avvengono la maggior parte delle reazioni chimiche necessarie alla vita, comprese quelle che costituiscono le tappe fondamentali per la digestione degli alimenti e la produzione di energia.

  • Elimina le scorie
  • L’acqua è un mezzo importante attraverso il quale l’organismo elimina sostanze nocive e le scorie prodotte dall’organismo nel metabolismo degli alimenti.

  • Regola la temperatura corporea
  • Per consentire il funzionamento ottimale della “macchina” umana, è essenziale che la temperatura interna del nostro corpo si mantenga il più possibile costante intorno ai 37°C (omeotermia) e comunque oscilli entro certi limiti (basta che si alzi anche solo di 2° perché si riducano vistosamente le prestazioni fisiche). Un meccanismo che il nostro corpo mette in atto per mantenere la giusta temperatura quando fa caldo è la sudorazione: evaporando, l’acqua emessa con il sudore sottrae calore alla pelle e raffredda l’organismo.

  • Regola l’equilibrio idrico
  • Per funzionare bene il corpo umano ha bisogno di poter contare costantemente sulla presenza di una quantità ben determinata di acqua ed è per questo che il bilancio idrico deve sempre essere mantenuto in equilibrio.

Il bilancio idrico

Ogni giorno l’organismo elimina una certa quantità di acqua che è fondamentale venga reintegrata. Tecnicamente si dice che è importante mantenere costante il bilancio idrico dell’organismo equilibrando il volume di acqua in entrata e quello in uscita. Quello di bilancio idrico è un concetto fondamentale da chiarire ai bambini, per poterlo fare è importante prima di tutto considerare quali sono le vie attraverso il quale si elimina l’acqua corporea e, d’altra parte, prendere in considerazione attraverso quali vie invece l’acqua può essere introdotta nell’organismo.

Acqua che esce

      • Ogni giorno eliminiamo acqua sostanzialmente attraverso tre vie:
      • Urine: in media, con le urine si eliminano quotidianamente 800-1500 ml.
      • Respirazione: con la respirazione eliminiamo ogni giorno circa 300 ml di acqua sotto forma di vapore
      • Sudorazione e traspirazione: attraverso la cute si perdono mediamente altri 500-900 ml di acqua.
      • Feci: anche con le feci si elimina una certa quantità d’acqua. Non moltissima, ma significativa: all’incirca 100 – 200 ml

Mai sotto questo limite. La quantità di acqua in uscita non può comunque scendere al di sotto di 1.700 ml/ giorno per non compromettere l’ottimale eliminazione di tossine, urea e metaboliti di scarto.

Acqua che entra

L’organismo assume acqua in tre modi:

      • Bevendo: l’acqua che si beve costituisce la quantità maggiore, in media 1000-1500 ml, e l’organismo può regolarne l’assunzione attraverso lo stimolo della sete.
      • Mangiando: molti alimenti (soprattutto verdura e frutta) sono ricchi d’acqua e contribuiscono in modo importante alla sua assunzione. Attraverso il cibo si assumono mediamente 650-700 ml di acqua.
      • Producendola da sé al proprio interno: alcune reazioni che avvengono dentro l’organismo stesso producono acqua, ma si tratta di una quantità minore rispetto alle due fonti principali, circa 300 ml.

Un parere autorevole. L’Accademia Nazionale delle Scienze ha stabilito che l’adeguato apporto quotidiano di acqua è pari a 3,7 litri per gli uomini e 2,7 litri per le donne. Tuttavia, l’assunzione giornaliera di acqua varia notevolmente per i singoli e tra gruppi. Ad esempio, per un individuo sedentario va da circa 1,2 litri fino a 2,5 litri, un valore che aumenta a 3,2 litri se svolge un’attività fisica moderata. Chi svolge attività fisica e vive in un ambiente caldo deve quotidianamente bere circa 6 litri di liquidi, quantità che cresce se svolge un’attività intensa.

Il deficit di idratazione: una condizione da evitare

In genere si tende a sottovalutare quanto sia importante mantenere un giusto bilancio idrico nel corso della giornata ed evitare che questo bilancio diventi negativo, provocando un deficit di idratazione. Vuoi per i ritmi che impongono la scuola o il lavoro, vuoi per il permanere di pregiudizi e idee superate, la giornata alimentare vede spesso l’alternarsi di momenti nei quali il livello di acqua corporea scende troppo a momenti in cui, sulla spinta di un’urgenza (segnalata per esempio dalla sete), si provvede a ripristinarli.

Non è il ritmo ideale: meglio sarebbe mantenere un livello di giusta idratazione più costante possibile.

Per quanto strano, infatti, già perdite limitate dell’acqua corporea possono provocare disagi e cali delle prestazioni fisiche e mentali. Basta perdere acqua in misura del 2% del peso del corpo per alterare la termoregolazione, rendere il sangue più viscoso e limitare l’attività e le capacità fisiche del soggetto, affaticando il cuore. Con una diminuzione del 5% si possono avere crampi, mentre una diminuzione del 7% del peso del corpo può provocare allucinazioni e perdita di coscienza. Perdite idriche vicine al 20% risultano incompatibili con la vita.

Il deficit di idratazione

Si riduce il volume del plasma sanguigno per cui l’ossigeno e i nutrienti vengono distribuiti con difficoltà al cervello e agli aItri tessuti. Si perde il controllo della termoregolazione: aumenta la temperatura corporea in quanto l’evaporazione di acqua dalla pelle è il modo con cui viene sottratto calore al corpo.

 

DEFICIT 0,5% PESO CORPOREO     SETE
DEFICIT 6% PESO CORPOREO     SVOGLIATEZZA, SPOSSATEZZA, IRRITAZIONE, AGGRESSIVITÀ
DEFICIT 7% PESO CORPOREO     MALESSERE GENERALE, ASTENIA PROFONDA
DEFICIT 10 PESO CORPOREO     RISCHIO COLPO DI CALORE

La sete, un campanello d’allarme

Quando la perdita di acqua corporea supera lo 0,5% insorge il senso di sete, uno stimolo che è sempre bene assecondare.

Alla base della sete ci possono essere fondamentalmente due cause:

    • Una perdita di acqua che comporta una riduzione del volume di sangue;
    • Un’eccessiva presenza di sali nei liquidi extracellulari (si può verificare per esempio quando mangiamo cibi molto salati), alla quale l’organismo reagisce spostando acqua dall’interno delle cellule al loro esterno. Le cellule, in questo modo si disidratano parzialmente.

È importante sottolineare che la sete insorge per segnalare una condizione di disagio che si è già venuta a creare: quando avvertiamo il bisogno di bere l’organismo è già leggermente disidratato. Per questo motivo il comportamento ideale è quello di non aspettare di avere sete per bere, ma piuttosto prevenirla, bevendo regolarmente piccole quantità d’acqua nel corso di tutta la giornata.

I bambini: persone speciali

Il fatto di bere spesso vale a maggior ragione per i bambini, nei quali il meccanismo della sete è meno sensibile ed è maggiore il rischio di un perdita eccessiva di acqua.

La European Food Safety Authority (EFSA) suggerisce questo apporto di acqua per i bambini:

    • 1,300 ml/giorno per bambini e bambine dai 2 ai 3 anni;
    • 1,600 ml/giorno per bambini e bambine dai 4 agli 8 anni;
    • 2,100 ml/giorno per ragazzi dai 9 ai 13 anni;
    • 1,900 ml/giorno per ragazze dai 9 ai 13 anni.

È necessario che i genitori incoraggino i figli a bere a casa e lo stesso dovrebbero fare gli insegnanti a scuola, promuovendo il consumo di acqua durante tutte le ore del giorno

Quando bere?

Molti pensano che non sia opportuno bere acqua durante i pasti. Non è vero: assunta in piccole dosi quando si mangia, l’acqua non interferisce con i tempi di digestione ma, al contrario, facilita la deglutizione e stimola la secrezione gastrica; d’altra parte, però, non si deve nemmeno compiere l’errore di bere acqua soltanto a tavola: assumerne tra un pasto e l’altro agevola alcune importanti funzioni dell’organismo come lo smaltimento del sodio ingerito con i cibi e la funzionalità intestinale e renale.

Un altro pregiudizio da sfatare è che non si debba bere acqua quando si è sudati. È vero piuttosto il contrario: l’acqua persa con la sudorazione va reintegrata al più presto, badando a non bere acqua troppo fredda perché soprattutto quando si è accaldati, l’acqua gelata può facilmente provocare una congestione, senza contare che dopo un’iniziale sensazione di appagamento provoca un aumento della sudorazione, col risultato di veder presto ricomparire la sete.

In definitiva la regola del quando bere è semplice: bere spesso e a piccoli sorsi. È stato stimato che otto bicchieri d’acqua al giorno garantiscono mediamente il miglior rendimento metabolico e assicurano l’idratazione ottimale e il corretto smaltimento delle tossine in eccesso.

Non tutte le acque sono uguali

Sino ad ora abbiamo parlato genericamente di “acqua” e abbiamo focalizzato l’attenzione sulle azioni che svolge nell’organismo. Attraverso l’acqua che beviamo non ci limitiamo però a dissetarci. Un aspetto da considerare è proprio questo: le acque non sono tutte uguali, ma differiscono l’una dall’altra, per esempio nella composizione salina. Ciò che deve accomunare tutte le acque da bere è il fatto di essere potabili, cioè essere igienicamente sicure, avere odore e gusto che le rendano accettabili, e rispettare precisi criteri e limiti riguardo le caratteristiche chimiche e fisiche. La potabilità, per esempio, è la prima, imprescindibile condizione che accomuna sia l’acqua che scende da rubinetto, sia l’acqua minerale naturale venduta in bottiglia. Per la prima il sapore e la composizione salina possono variare da luogo a luogo e non essere costanti nel tempo, come conseguenza delle condizioni dell’acqua e dei trattamenti che subisce. L’acqua minerale, utilizzata esclusivamente come bevanda, deve per legge garantire una purezza originaria alla sorgente (proviene da fonti profonde protette da rischi di inquinamento), non può subire interventi di potabilizzazione e deve mantenere una composizione costante nel tempo. Il riconoscimento della qualifica di acqua minerale naturale prelevata alla sorgente viene effettuato dal Ministero della Salute.

Il residuo fisso

L’etichetta dell’acqua minerale naturale deve obbligatoriamente riportare una serie di informazioni relative al suo contenuto. In particolare, per differenziare i diversi tipi di acqua, è significativo il valore del residuo fisso che esprime la quantità dei sali minerali disciolti (più basso è il residuo fisso e più basso è il contenuto di sali minerali).

A seconda del residuo fisso si distinguono acque:

    • Minimamente mineralizzate il cui residuo fisso non è superiore a 50 mg/l
    • Oligominerali o leggermente mineralizzate, che hanno un residuo fisso non superiore a 500 mg/l
    • Medio minerali, con residuo fisso compreso tra 500 e 1500 mg/l
    • Ricche di sali minerali con residuo fisso superiore a 1500 mg/l